Corinne Desarzens
Gran Premio svizzero di letteratura 2026
Corinne Desarzens (*1952, Sète, Francia) è una scrittrice e giornalista franco-svizzera laureata in russo. Considerata una delle scrittrici più importanti della Svizzera romanda, è appassionata di lingue e affascinata dall’arte di captare le conversazioni. È autrice di romanzi, novelle e racconti di viaggio – tra cui Un Roi (Grasset, 2011) e L’Italie, c’est toujours bien (La Baconnière, 2017) – e anche traduttrice. Nel 2021 ha ottenuto uno dei Premi svizzeri di letteratura per l’opera La lune bouge lentement mais elle traverse la ville (La Baconnière). Per Un Noël avec Winston (La Baconnière, 2022) ha invece ricevuto il Prix Michel-Dentan. Nella sua ultima opera, Le petit cheval tatar (La Baconnière, 2025), Corinne Desarzens esplora il più simbolico dei nostri sensi: la vista. Attraverso la scienza, l’arte e la storia esamina i giochi infiniti dello sguardo e dei suoi artifici. Vive a Onnens (VD).
Corinne Desarzens e l’occhio portatile
«Il mondo è un uovo fresco sempre pronto a rompersi» scrive Corinne Desarzens, celebrando questa fragile unità con una maestria che non ha eguali nella nostra letteratura.
Perché è proprio il mondo che abbraccia la prodigiosa opera di questa scrittrice romanda, nata a Sète nel 1952. Da una trentina di anni e con altrettanti libri che sfuggono a ogni etichetta, Corinne Desarzens riscrive i codici dell’autobiografia, con una penna che non si macchia mai dell’inchiostro dell’ego, ma al contrario si nutre della linfa dell’imprevisto, del fortuito, dell’insolito.
Ma se il soggetto non è l’Io, allora qual è? I fantasmi della genealogia familiare, un viaggio in treno da Lisbona a Riga, un dipinto del Rinascimento italiano, un soggiorno in Engadina, le abitudini dei ragni... poco importa, sono tutti detonatori. Poi scatta l’innesco e il fuoco divampa nella memoria e nell’immaginazione, illuminando al suo passaggio gustosi dettagli (come si dice «fragola» in georgiano?), informazioni irrilevanti (il bulbo oculare pesa 7 grammi), una carrellata di aneddoti (per esempio le pantofole di Churchill in pelle di antilope grigia) e una raffica di citazioni attinte alla vasta storia del pensiero umano – tutte illuminazioni che l’autrice intreccia come perle sul filo della sua scrittura digressiva. Perché, effettivamente, «se la testa è rotonda è proprio per permettere al pensiero di cambiare direzione» (Francis Picabia).
Ma torniamo al nostro soggetto, o piuttosto all’insignificanza del soggetto rispetto alla lingua che lo veicola, lo avvolge in ellissi, sembra allontanarsi in digressioni irrilevanti, per poi restituirne numerosi frammenti di vita vissuta, lampi, echi di lingue lontane, fenomeni di cui rivela legami insospettabili e che finiscono, quasi miracolosamente, per comporre un libro. E poi un’intera opera.
Così per Corinne Desarzens «ogni frase è un crocevia», e chiunque si avventuri in questo traffico palpitante deve accettare di perdere l’orientamento e lasciarsi trasportare da un flusso vitale che procede a zig-zag tra l’utile e il futile, il minuscolo e il gigantesco, il sogno e l’intuizione. L’autrice si muove saltando di palo in frasca, spingendosi continuamente fuori dai sentieri battuti e raccogliendo qua e là alcune tra le metafore più espressive della lingua francese.
Eppure, vede così male questa scrittrice che è nel contempo «miope, astigmatica e presbite» e che ha trovato nelle sfumature il suo modo di cogliere l’essenziale. Leggere Corinne Desarzens significa quindi imparare a guardare in modo diverso, a meravigliarsi di ciò che fino a quel momento era passato inosservato.
E cosa troviamo, nascosto sotto il tappeto delle ovvietà? Ancora un uovo. Nel suo ultimo libro, Le petit cheval tatar, che naturalmente non tratta né di cavalli né di Tartari, Corinne Desarzens scrive: «Quando l’occhio sta bene, è saldo e portatile come un uovo sodo». Proprio così: l’occhio è un uovo, che è un mondo – lo infiliamo in tasca come un libro, con il desiderio di amarlo a nostra volta.
Per il suo sguardo unico e profondo, la sua grande e vivace curiosità, lo stile brillante, ma anche per le imprevedibili gioie che procura a chi la legge, Corinne Desarzens riceve il Gran Premio svizzero di letteratura.

